Mona Vetsch presenta individui che normalmente non sono sotto i riflettori

La trasmissione della SSR «Mona mittendrin» mette in luce realtà apparentemente banali e presenta storie di vita uniche della società svizzera.   

Mona Vetsch, giornalista di SSR, non ha la più pallida idea di cosa l’aspetti: «È proprio così. La gente continua a chiedermi se sia proprio vero che non so dove ci avventureremo. Ma è proprio questo il fascino del programma, immergersi in una realtà inedita completamente impreparati. È così che si impara a conoscere le persone e le realtà in cui vivono, ma anche a toccare con mano le proprie paure e i propri pregiudizi.» 

Così «Mona mittendrin» si presenta dal dentista alla Langstrasse, nel quartiere a luci rosse di Zurigo, allo sportello del tavolino magico, nel reparto di neonatologia o in un convento. Attraverso i suoi occhi il telespettatore sbircia al di là della sua ombra e la segue nelle sue reazioni di curiosità o disarmante onestà.  

Come in convento, quanto sbotta: «Io non credo in Dio.» O con le persone che vivono senza possedere nulla di proprio: «Lo trovo strano: come si fa a vivere così, senza uno spicciolo in tasca?»  

«Mona mittendrin» in convento

La curiosità la vince. Mona vuole sapere, e in un batter d’occhio riesce a suscitare interesse per questioni sociali che spesso restano sottotraccia in una quotidianità inondata di notizie. Chi sa esattamente cosa affrontano gli addetti della Spitex giorno dopo giorno? Chi sa come ci si sente ad entrare in un negozio per comprare lo stretto necessario con pochissimi soldi in tasca?  

«
Molta gente ci scrive ringraziandoci di poter vedere anche la ‹vita normale› in televisione, e apprezza il nostro sforzo di sensibilizzazione a favore di persone e realtà di vita che altrimenti rimarrebbero nell’ombra.» »
Mona Vetsch, giornalista di SSR
La sorprendente quotidianità dell’individuo della porta accanto 

«Vogliamo creare visibilità», spiega Mona Vetsch. «Per le persone e le loro realtà, che non sono mai sotto i riflettori.» Non puntiamo allo scoop né al sensazionalismo, ma vogliamo sondare la vita di tutti giorni, quella normale che spesso si rivela sorprendentemente interessante. La vita di una camionista, ad esempio, o di un addetto alla raccolta dei rifiuti durante il loro lavoro, quando per una volta è la costosa auto sportiva a doversi mettere in coda.  

Mona Vetsch e i produttori di documentari Markus Storrer e Samuel Bürgler hanno ideato questa trasmissione cinque anni fa. Ad inizio 2024 andrà in onda il 50° episodio. Una volta al mese, il mercoledì sera, Mona consulta la «black box» – una scatola nera – contenente indicazioni sulla prossima destinazione, pensata e approfondita in precedenza dal team di produzione. Un team di quattro giornalisti specializzati in documentari si alterna nella realizzazione del programma, rendendo la varietà tematica così ampia, spiega Mona.  

Il desiderio di comunicare e aiutare con urgenza 

Il recente servizio sulla povertà ha suscitato una marea di reazioni. Il destino di una pensionata che si è presa cura del marito e pur percependo prestazioni complementari è finita in povertà, ha scosso molto i telespettatori. Uno di essi ha lanciato una campagna di crowdfunding che ha permesso di raccogliere 60 000 franchi. La pensionata ha potuto pagare i suoi debiti e realizzare un sogno accarezzato da sempre: un viaggio in treno attraverso la Svizzera. Mona precisa: «Non è nostra intenzione raccogliere del denaro. Tuttavia, se una trasmissione porta a tanto, non possiamo che esserne felici.» 

«
Volevo dirvi semplicemente GRAZIE per questo documentario impressionante e profondamente toccante.»»
Reazione del pubblico

Sui social media e su YouTube Mona Vetsch si relaziona anche personalmente con il pubblico. Quando il tema è delicato, come nel caso del reportage dalla neonatologia, molti condividono le proprie esperienze: «La sensibilità di quel reportage mi ha mostrato che l’elaborazione personale non è ancora conclusa.» Oppure: «Volevo dirvi semplicemente GRAZIE per questo documentario impressionante e profondamente toccante.» La colonna dei commenti permette di imbastire una discussione e offrire sostegno a coloro che hanno un vissuto analogo.  

Spesso questi destini scuotono profondamente anche la moderatrice: uno dei servizi più difficili in tal senso è stato quello dal reparto di oncologia pediatrica, come confermano le lacrime sul viso di Mona Vetsch. Il formato lo consente. «È chiaro che mi muovo non solo come giornalista, ma anche come essere umano. E va bene così.» 

Daniela Huwyler, giugno 2023

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