Fin dove arriva la voce: lo jodel unisce la Svizzera
Quest’estate, quando prenderà il via la Festa federale dello jodel a Basilea, non si celebrerà soltanto la musica, bensì pure l’iscrizione dello jodel nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO. Da sempre lo jodel influenza la musica in tutti i suoi generi e allo stesso tempo vive una realtà di nicchia. Per garantirsi la sopravvivenza dipende fortemente dalla presenza mediatica, come quella offertagli dalla SSR.
Dal «Naturjuuz» del Muotathal allo «Zäuerli» appenzellese, passando per il «Naturjodel» dell’Oberland bernese: lo jodel ha tante sfaccettature quante ne può avere la Svizzera stessa.
«La varietà dello jodel dimostra che si tratta di una tradizione viva», afferma Lea Hagmann, etnomusicologa e redattrice di SRF2. «Una tradizione che nel corso della Storia si è continuamente trasformata e reinventata.»
Nel mese di dicembre 2025 lo jodel è stato inserito nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO. Una tempistica perfetta, si potrebbe dire, in vista della 32° Festa federale dello jodel, che si tiene a fine giugno a Basilea. L’appuntamento è sostenuto anche dalla SSR, che contribuisce così a riunire le associazioni e i cori di tutta la Svizzera e a dare visibilità allo jodel grazie alla copertura mediatica della manifestazione.
Emil Wallimann, direttore del club di jodel «Fruttklänge», sintetizza così cosa significhi questa presenza per gli jodler: «Se non ci fosse la SSR avremmo non soltanto meno tempo di trasmissione, ma anche meno pubblico e meno partecipanti attivi.»
Corni delle Alpi in contrapposizione all’industrializzazione
La Festa federale dello jodel rispecchia la quintessenza della cultura svizzera come in un libro illustrato. Un variopinto miscuglio di costumi tradizionali, bandiere svizzere e suonatori di corno delle Alpi. I canti delle montagne si posano sulla folla, c’è chi addenta un bratwurst, uomini in «Berner Mutz» (la tipica giacca tradizionale a maniche corte ricamata sul colletto) e «Sennechutteli» (la tradizionale camicia azzurra a fiorellini) sorseggiano birra in compagnia. Negli ultimi 200 anni lo jodel si è trasformato in un elemento identitario della tradizione svizzera, ma la sua Storia ha radici ben più antiche.
Già la prima edizione della Festa federale di jodel nel 1924 si tenne a Basilea. Da allora lo jodel è rimasto fedele alla città sul Reno.
mad/Archivio della Federazione svizzera dello jodel
Prima della comparsa nel 1796 del termine «jodel» esisteva il cosiddetto «Kuhreihen», una sorta di melodia per richiamare le mucche e farle rientrare nella stalla. Il canto del «Kuhreihen» serviva anche ad intonare una benedizione alpina: gli alpigiani cantavano alle cime per proteggersi dalle intemperie e dagli animali selvatici. Si credeva infatti che la protezione si estendesse fin dove arrivava il suono della voce.
Lo «Juuz» del Muotathal viene considerato una forma particolarmente arcaica di jodel.
mad/Bernhard Betschart (SRF)
Quando nel XIX secolo i viaggiatori benestanti visitavano la Svizzera rimanevano estasiati dalle Alpi e dalla sua musica. Compositori come Liszt, Wagner e Brahms tornarono in patria con le melodie del corno delle Alpi, che trovarono così spazio nelle loro successive opere. «Le melodie del corno delle Alpi come il ‹Kuhreihen› o il ‹Ranz des vaches› iniziarono ad andare di moda», spiega Lea Hagmann. «Un simbolo dell’idillio rurale, una trasfigurazione pastorale e una netta contrapposizione con l’industrializzazione che stava avvenendo in quel periodo.»
L’etnomusicologa Lea Hagmann si è occupata a fondo della storia dello jodel.
mad
La Festa dello jodel riunisce tutte le correnti
Nel 1910 fu fondata la Federazione svizzera dello jodel, che oggi conta 12 000 membri. Lo jodel era cambiato: i canti diventarono polifonici, si aggiunsero parti di accompagnamento al pianoforte. E al posto di sillabe prive di significato ora si cantavano strofe che inneggiavano alla bellezza della natura svizzera. L’obiettivo perseguito dalla Federazione svizzera di jodel è rimasto lo stesso di allora: mantenere vive le tradizioni svizzere come lo jodel, il corno delle Alpi e gli sbandieratori, tra l’altro con una Festa federale dello jodel. La manifestazione è stata organizzata per la prima volta nel 1924 e da allora si svolge di solito ogni tre anni. Quest’anno è giunta alla 32° edizione.
Già la prima edizione della Festa federale dello jodel nel 1924 si tenne a Basilea.
mad/Archivio della Federazione svizzera dello jodel
«Si tratta di un grande raduno all’insegna della collegialità e dell’amicizia», così descrive la manifestazione Emil Wallimann. L’intera rete e tutte le correnti dello jodel si riuniscono e per molti cori è un’occasione irrinunciabile per trovare ispirazione e raccogliere nuove idee. «Nello jodel oltre a ciò che è familiare e autentico servono assolutamente anche nuovi impulsi», ribadisce Wallimann. «Solo così potrà sopravvivere.»
Emil Wallimann è compositore e direttore e compone anche i propri brani di jodel.
mad/emilwallimann.ch (SRF)
Nuovi impulsi arrivano o sono arrivati soprattutto dalla scena urbana dello jodel: già negli anni 1990 la cantante Christine Lauterburg ha affiancato lo jodel alla musica tecno o al blues – e come ringraziamento è stata allontanata dalla Federazione dello jodel.
Christine Lauterburg è stata allontanata dalla Federazione dello jodel.
Un importante palcoscenico nazionale per la «bellezza del canto naturale»
Negli ultimi anni la SSR ha assicurato un’ampia copertura mediatica della Festa federale dello jodel. Anche quest’anno «Potzmusig» trasmette in diretta dall’evento e manderà in onda in prima assoluta due nuove composizioni. «Schweiz Aktuell» segue i festeggiamenti con collegamenti dal vivo, reportage, interviste e ritratti prima e durante la manifestazione. E anche la RTS e la RSI dedicheranno spazio all’evento.
Allo jodel serve una presenza mediatica come questa per poter sopravvivere, ribadisce Emil Wallimann. È infatti diventato «un prodotto di nicchia»: i cori lottano contro la carenza di membri, molti svizzeri fanno fatica ad identificarsi con questa trazione. «Negli ultimi 15 anni le esibizioni dei cori si sono dimezzate», costata Emil Wallimann. «E se lo jodel non è più presente nei media finirà per scomparire del tutto.» Gli serve con urgenza una piattaforma di risonanza nazionale come quella offertagli regolarmente dalla SSR. «In modo che anche altri abbiano la possibilità di apprezzare la bellezza dei nostri canti naturali.»
Secondo Wallimann bisognerebbe stimolare la passione per lo jodel sin dall’infanzia. «Se si è cresciuti con lo jodel prima o poi ci si ritorna.» Tuttavia il passaggio dal coro per bambini a quello di adulti è spesso difficoltoso perché mancano offerte per gli anni di transizione. Servono infatti più offerte rivolte agli adolescenti.
In vista della Festa federale dello jodel si vogliono avvicinare i bambini a questo genere musicale.
SRF
Wallimann spera che il riconoscimento dell’UNESCO possa smuovere un po’ le acque. «Ad esempio riportando lo jodel nelle aule scolastiche.» All’Università di Lucerna il passo è già stato compiuto: lo jodel viene proposto dal 2018 come materia principale nel corso di studi musicali.
Wallimann spera che il riconoscimento dell’UNESCO possa smuovere un po’ le acque. «Ad esempio riportando lo jodel nelle aule scolastiche.» All’Università di Lucerna il passo è già stato compiuto: lo jodel viene proposto dal 2018 come materia principale nel corso di studi musicali. Il mondo dello jodel se ne è già accorto, spiega Wallimann. E il gruppetto di studenti è felice dell’opportunità offerta dall’ateneo. «Per me lo jodel è il linguaggio del cuore», afferma una studentessa ai microfoni di SRF2. «È un modo di cantare molto naturale, molto organico.»
Noemi Harnickell, maggio 2026
Nota: Sabato 27 giugno alle ore 18:15: «Potzmusig» in diretta su SRF 1 dalla Festa dello jodel, con la prima assoluta di due nuove composizioni.
Per la trasmissione «Passage» su SRF 2 Lea Hagmann ha ripercorso la Storia dello jodel cercando anche di rispondere alla seguente domanda: come interagiscono tra loro la cultura popolare e quella d’élite, l’espressione emotiva e il valore simbolico nazionalistico fino ad arrivare agli studi universitari?