La critica letteraria non perde lustro, perché?

Critica letteraria a contatto diretto con le opere, ma anche con il pubblico. È quello che si ripropone da un trentennio il programma «Literaturclub» su SRF. Secondo la ex conduttrice Nicola Steiner, dibattere di letteratura è a tutt’oggi un tassello fondamentale della sua rilevanza: «È importante capire in quanti modi diversi possa essere interpretata la letteratura.» 

«Sono sicura che siete tutti qui per la letteratura», esordisce Nicola Steiner rivolgendosi alla sala gremita della Sihlcity di Zurigo. Poi ride. Le risatine attraversano la sala, tutti gli occhi sono puntati sul personaggio a fianco della conduttrice: Campino. Il frontman della band punk Die Toten Hosen. Stasera è ospite del «Literaturclub» e discuterà di una serie di libri con Steiner e i critici letterari Philipp Tingler e Elke Heidenreich. 

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Nicola Steiner con Campino, frontman dei Toten Hosen

Punk e letteratura fianco a fianco dal vivo sullo stesso palco. È forse così che si può descrivere l’essenza del «Literaturclub»? Nei suoi 33 anni di esistenza, il programma ha sempre saputo avvicinare gli opposti e favorire il dialogo. Al «Literaturclub» la lettura prende vita. Ospiti e critici bisticciano animatamente sul palco, si zittiscono a vicenda e si appassionano nel citare i passaggi dei loro testi preferiti. Al centro di ogni dramma, un libro.

33 anni di «Literaturclub» – una retrospettiva
«Literaturclub» è uno dei programmi di più lunga data del palinsesto tedescofono. Una trasmissione di nicchia in prima serata che ha saputo mantenersi salda in sella per tutti questi anni. Il pubblico è rimasto fedele al format. Ma come si spiega che proprio un programma sui libri riesca a ritagliarsi una finestra in prima serata? E in definitiva che importanza ha il «Literaturclub» per il settore librario e gli scrittori?

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Un punto di forza del ‹Literaturclub› è senza dubbio quello di distanziarsi dal solito mainstream dei feuilleton.»
Medienwoche

Ripercorriamo la storia a ritroso. Quando viene ideato nel 1990, alla radio la critica letteraria è a un punto di svolta. I formati si distanziano rapidamente dal modello del feuilleton, sostituito sempre più da dialoghi e talk show, dibattiti controversi con autori e critici, esperti e laici. Lanciato da Charles Clerc, «Literaturclub» ha vantato a tutt’oggi otto conduttori, tra cui grandi nomi come Elke Heidenreich (1993 e 1994) e Daniel Cohn-Bendit (1994 bis 2003). Nel 2012 la rivista Medienwoche sottolinea a giusto titolo che il successo del programma risiede anche nella scelta dei libri: «un punto di forza del ‹Literaturclub› è senza dubbio quello di distanziarsi dal solito mainstream dei feuilleton.» Nessun genere è troppo banale, controverso o impegnativo per il «Literaturclub». Critici, ospiti e conduttori devono approfondire e analizzare ogni libro presentato. «Qualcuno potrebbe anche proporre Jojo Moyes», dice Nicola Steiner, conduttrice della trasmissione dal 2014. «L’unica ragione per cui non abbiamo ancora parlato di questa autrice è che sono i critici e gli ospiti a portare i libri in trasmissione e finora nessuno ha ancora spezzato una lancia a favore di Moyes.»

Più è accesa la discussione, meglio vanno le vendite
Campino si passa nervosamente un libretto da una mano all’altra, un foglietto marca un passaggio del testo. Non gli è mai capitato un libro come questo, afferma. Si tratta dell’originale di Gentleman über Bord di Herbert Clyde-Lewis, pubblicato nel 1937 e uscito per la prima volta quest’anno nella traduzione in tedesco.

Estratto dal «Club di letteratura» – Herbert Clyde Lewis: «Gentleman über Bord»

Che i presenti si trovino d’accordo su un libro in effetti capita raramente. Le opere vengono letteralmente sviscerate, e succede che siano osannate o completamente demolite durante la stessa discussione. Cosa significhi questo per l’editoria lo sa bene Regine Frei. Autrice e libraia presso la libreria Stauffacher di Berna, la più grande della Svizzera. «In passato per noi era vitale seguire l’ultima puntata del ‹Literaturclub›», ricorda. «All’epoca non si sapeva in anticipo quali libri sarebbero stati recensiti. Oggi invece si trova tutto in anticipo su Internet.»

Quando Frei inizia a lavorare da Stauffacher, nel 1987, compra il suo primo televisore apposta per poter guardare il Literarische Quartett su ZDF. «Il giorno dopo la gente si presentava in negozio con dei foglietti», ricorda, «su cui aveva annotato i titoli discussi la sera prima. La regola era chiara: first come, first served. Se non eri abbastanza veloce dovevi aspettare la consegna successiva.»

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Le discussioni appassionate contagiano in particolare le clienti.»
Regine Frei, Autrice e libraia presso la libreria Stauffacher di Berna

Con l’avvento di Internet molto è cambiato. La gente ordina i libri in rete, le vendite nei negozi sono diventate meno importanti. Frei è seduta al tavolo della cucina nel suo appartamento nel quartiere Länggass di Berna. Le pareti sono tappezzate di librerie alte fino al soffitto, un gatto dorme in un angolo vicino alla finestra.

Non appena la lista dei libri discussi al «Literaturclub» è in rete, ne vengono subito ordinate alcune copie. Se verranno effettivamente vendute o meno, dipende dall’argomento e da come si sviluppa la discussione. «Le discussioni appassionate contagiano in particolare le clienti», spiega Frei. «Vogliono farsi un’opinione propria e vengono a comprare il libro.» Il libro Lieblingstochter di Sarah Jollien-Fardel, presentato durante la puntata dello scorso 7 marzo, ha venduto pochissime copie nonostante la recensione fosse stata positiva. Frei lo attribuisce al «terribile argomento» di cui parla il romanzo: un padre che in un villaggio di montagna vallesano picchia la figlia e maltratta la famiglia nella completa indifferenza dei vicini. Sich lichtende Nebel di Christian Haller è un libro completamente diverso. Una settimana dopo la presentazione l’opera non era già più disponibile, vale a dire che era esaurita presso tutti i fornitori.

E questo vale anche per altri media, sottolinea Frei: «Una volta il ‹Magazin›, l’inserto del ‹Tages-Anzeiger›, ha pubblicato un breve commento su un libro intitolato Die blauen und die grauen Tage – era solo una nota marginale, ma nei giorni successivi una cliente dopo l’altra si è presentata con l’informazione strappata dalla rivista, chiedendo proprio quel libro.»

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C’è un bisogno generalizzato di suggerimenti e classificazioni.»
Nina Kunz, giornalista e scrittrice del «Magazin»

I formati letterari aiutano i consumatori 
Ogni anno il mercato svizzero del libro si arricchisce di oltre 12 000 nuovi titoli. Questo stimola la concorrenza tra gli autori, ma lascia spesso i consumatori incapaci di districarsi. «Da quello che osservo», racconta la giornalista e scrittrice del «Magazin» Nina Kunz, critica del «Literaturclub» dal 2024, «c’è un bisogno generalizzato di suggerimenti e classificazioni. Almeno questa è l’impressione che ho quando pubblico recensioni su Instagram e le persone reagiscono scrivendo: ‹Ottimo – questo libro voglio proprio leggerlo.›»

Il libro di Nina Kunz Ich denk, ich denk zu viel, una raccolta delle sue rubriche scritte prevalentemente durante la pandemia per la rivista «Magazin» e pubblicato nel 2021, è rimasto nella classifica dei bestseller svizzeri per un anno e mezzo. Il successo del libro va ricondotto soprattutto al lavoro delle librerie e al passaparola. «Le librerie continuano ad essere molto importanti per un libro», aggiunge. «Dove viene collocato? Lo si trova in fretta? Cose del genere. Ho anche sentito spesso storie del tipo, la libraia lo legge e poi lo regala alla sorella per il compleanno, che a sua volta lo presta alla vicina e via di seguito… »

È anche capitato, ricorda Regine Frei, che una libraia sia stata ospite del «Literaturclub». Nei giorni successivi il libro che aveva presentato era introvabile. I fornitori abituali non ne avevano più neanche una copia in magazzino e anche nelle altre librerie era impossibile reperirlo. «Poi abbiamo scoperto», racconta Frei, «che la donna aveva comprato tutte le copie disponibili per la sua libreria creandosi così una situazione di monopolio.»

Pareri contrapposti come vantaggio
Dopo poco meno di un’ora sul palco della Papiersaal le accese discussioni hanno lasciato il segno sul volto dei partecipanti. Si resta letteralmente con il fiato sospeso quando a proposito di Young Mungo di Douglas Stuarts, Elke Heidenreich esclama: «Penso sia un buon libro, ma per me è stato insopportabile da leggere.» Il libro è un’«orgia di violenza». Nicola Steiner annuisce, ammettendo di aver trovato esagerata l’insistenza delle descrizioni di quanto fosse «tenero» il protagonista. Philipp Tingler la interrompe: «Beh, anch’io sono tremendamente tenero!»

Nicola Steiner: «Ora vorrei leggere una delle mie frasi preferite»

Tingler la blocca: «No per cortesia, adesso non ci mettiamo anche a leggere»

Steiner interviene indispettiva e alza la voce: «Una frase, una: ‹I suoi capelli brillavano come zucchero filato›»

Tingler: «Ecco che ricomincia!»

Segue un parapiglia di voci che si sovrappongono disordinatamente in un’incomprensibile baraonda. Nicola Steiner si lascia sfuggire un infastidito «Jahaa!» Il pubblico abbozza una cauta risata. Campino, che di mestiere fa punk e rock, è l’unico a mantenere la calma, le mani conserte in grembo. Per un attimo sembra di essere in un’arena al tempo dei Romani.

«Quando si legge, si fa un parallelo con i propri mondi e le proprie reazioni», esordisce Steiner. Proprio per questo è importante che al programma si invitino critici e ospiti che ci completano a vicenda e «abbiano anche pareri contrapposti».

«Mi piace ascoltare le persone raccontare delle loro esperienze di lettura e descrivere le associazioni che un testo ha fatto scaturire», afferma Nina Kunz. «Io leggo il Feuilleton – e come prima cosa le recensioni dei libri –, guardo il ‹Literaturclub›, ascolto podcast come Literary Friction … la letteratura è un ambito dove non si finisce mai di imparare.»

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In Iraq non c’era niente di più pericoloso della lettura. Durante la dittatura leggere e scrivere era proibito. … Il ‹Literaturclub› – o discutere di letteratura – ha molto a che fare con la libertà»
Usama Al Shahmani,, scrittore iracheno-svizzero e critico del «Literaturclub»

Quando il 6 ottobre 2020, in occasione del 30° anniversario della trasmissione, Nicola Steiner chiede cosa renda così intramontabile la lettura e il dibattito letterario, lo scrittore iracheno-svizzero e critico del «Literaturclub» Usama Al Shahmani risponde: «In Iraq non c’era niente di più pericoloso della lettura. Durante la dittatura leggere e scrivere era proibito. … Il ‹Literaturclub› – o discutere di letteratura – ha molto a che fare con la libertà. E se non si ha la libertà non si può parlare di letteratura.»

La lettura come esperienza fisica 
Sul palco l’atmosfera si è calmata. Nicola Steiner sorride e dice che uno spettatore l’ha rimproverata di non interrompere abbastanza i critici. Philipp Tingler alza la mano e grida: «Sono stato io, sono stato io a scriverlo!» Risate, poi il segnale della direttrice di produzione. Applausi.

Alla domanda su cosa significhi per lei la letteratura, più tardi Nicola Steiner risponde pensierosa: «Dovremmo soffermarci di più sull’estetica e la dialettica delle opere, sulle belle lettere.» Con la loro forza espressiva alcuni libri ti toccano in modo così virulento che la lettura diventa un’esperienza fisica. E Steiner cita l’esempio di Blutbuch di Kim de l’Horizon, un «libro politematico a forte impatto sociale», la cui lettura si trasforma gradatamente in un’esperienza fisica. «Le sottigliezze della vita si possono imparare tramite le parole. La letteratura è anche una forma di autocoscienza mediata dal linguaggio.»

 

Noemi Harnickell, giugno 2023

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