Quando la chat di gruppo diventa una trappola per fake news
Alla «myIdea Challenge 2026» i giovani in formazione presso le scuole professionali svizzere presentano le loro soluzioni di business. Quest’anno nella categoria «Fight fake news», patrocinata dalla SSR, tre team si sono sfidati sul tema della disinformazione. Questo concorso nazionale di idee mette alla prova studentesse e studenti, invitandoli ad analizzare problemi sociali e a sviluppare soluzioni proprie – pratiche, creative e direttamente applicabili alla loro quotidianità.
La tensione si percepisce nell’aria mentre i team presentano le loro idee. Non si tratta solo di un concorso, ma di un tema che tocca da vicino la vita quotidiana di molte e molti giovani: come gestire le fake news? E come rafforzare le competenze mediatiche delle nuove generazioni?
Che la SSR si sia dedicata proprio a questa categoria del concorso nazionale non è afaftto un caso. «La SSR sostiene progetti che ci aiutano a rafforzare le competenze mediatiche delle e dei giovani», afferma Damian Haas, redattore SRF Kids e SRF school. La SSR si impegna attivamente nella categoria «Fight Fake News» e sostiene progetti che rafforzano la capacità delle e dei giovani di orientarsi tra le notizie. Perché la disinformazione si diffonde proprio nei luoghi in cui comunichiamo ogni giorno.
Damian Haas, redattore SRF Kids e SRF school
Immagine: SSR
Per molte studentesse e molti studenti, le fake news non sono un fenomeno astratto. Le incontrano quotidianamente, spesso nelle chat private o sui social media. Ed è proprio lì che hanno deciso di intervenire Jana ed Elina, due menti critiche, con la loro soluzione vincente. Si sono concentrate su come la disinformazione si diffonde negli spazi di comunicazione digitale e su come si può reagire in modo diretto.
La loro idea: un bot integrato nei gruppi WhatsApp che aiuta a classificare meglio le informazioni. Le e gli utenti riceverebbero così, direttamente nella conversazione, indicazioni per capire se i contenuti sono affidabili o vanno trattati con cautela.
Jana e Elina, vincitrici della «myIdea Challenge 2026»
Immagine: SSR
Imparare dove conta davvero
Questo approccio illustra perfettamente ciò che caratterizza la «myIdea Challenge»: le studentesse e gli studenti non si limitano a studiare un tema dal punto di vista teorico, ma sviluppano soluzioni adatte a situazioni concrete. Questo rafforza competenze fondamentali come il pensiero critico, la comprensione dei media e il senso di responsabilità – abilità decisive in uno spazio pubblico sempre più digitalizzato.
Questo impegno è di grande importanza anche per la SSR. I progetti delle allieve e degli allievi delle scuole professionali sono particolarmente preziosi, perché radicati nella realtà quotidiana da loro vissuta.
Non sorprende quindi che la categoria «Fight Fake News» susciti grande interesse. La disinformazione influenza le opinioni, i dibattiti e, non da ultimo, anche i processi democratici.
Spunti per l’insegnamento
Per le e gli insegnanti, questo concorso offre spunti concreti:
dimostra che l’alfabetizzazione mediatica è particolarmente efficace quando è collegata a sfide reali.
Quando le studentesse e gli studenti sviluppano, discutono e presentano le proprie idee, comprendono più a fondo come trattare le informazioni e diventano consapevoli della propria responsabilità nello spazio digitale.
Un filmato della «myIdea Challenge 2026» mostra come nascono queste idee, come vengono presentate e con quanta convinzione le allieve e gli allievi le difendono.
Jacqueline Matzinger, aprile 2026